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visiva
Invariante / Architettura e comunicazione visiva
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Villa Spartivento
Residenza privata, Sardegna nord-orientale, 2024-2026
Il progetto, fin dai primi schizzi disegnati nel sito, ha perseguito una volontà di rifiutare una presunta quanto idealizzata mimesi con le “forme della natura”, a cui giustapporre una “natura del progettare” fatta di regole semplici, ricorrenti o invarianti.
La prima azione è consistita nel diradare l’edificio esistente, costruito nel 2002, demolendo le sue estremità percepite come dissonanti e conservando tuttavia la giacitura delle direttrici principali, i corpi centrali, parte del volume prismatico al piano primo e le differenze di quota tra le stanze di soggiorno, per gli ospiti e le cantine.
A questa operazione è seguito lo sviluppo di un nuovo programma, che da un lato ha inteso interpretare le esigenze della committenza - poter disporre di un’autorimessa, di nuove camere per gli ospiti, di uno studio e di una piccola stanza ad uso flessibile - e dall’altro ha dato corso al desiderio di temperare il carattere della costruzione, semplificandone e ricompattandone i volumi, senza modificare la cubatura complessiva precedentemente autorizzata, così da ottenere una nuova unità, coesa e solida.
Un procedere quieto e concentrato, sorto dalla frequentazione del luogo, che per alcuni mesi ha fatto ricorso al solo disegno a mano libera per articolare la direzione intrapresa e che ha indagato il sottile territorio di ricerca che si situa appena fuori dall’ordinario.




Il fronte che delimita la proprietà rispetto alla strada è stato ridefinito disegnando un nuovo confine in muratura di pietre di campo a conci irregolari - arretrato e ruotato rispetto al filo stradale e con altezze modulate in relazione alla volontà di celare alcune vedute o di consentirne altre. Il nuovo muro così tracciato ha costituito la nervatura attraverso cui orientare la costruzione di una rampa, di un’autorimessa interrata coperta da un orto pensile, di accessi pedonali distinti e di una pergola in legno, collocata alla minore altezza possibile per offrire una futura ombra all’ingresso.






Il fronte che delimita la proprietà rispetto alla strada è stato ridefinito disegnando un nuovo confine in muratura di pietre di campo a conci irregolari - arretrato e ruotato rispetto al filo stradale e con altezze modulate in relazione alla volontà di celare alcune vedute o di consentirne altre. Il nuovo muro così tracciato ha costituito la nervatura attraverso cui orientare la costruzione di una rampa, di un’autorimessa interrata coperta da un orto pensile, di accessi pedonali distinti e di una pergola in legno, collocata alla minore altezza possibile per offrire una futura ombra all’ingresso.






Oltrepassata questa soglia, un nuovo volume parzialmente interrato, costruito dove il terreno si presentava sciolto, è stato concepito per delimitare ad Est uno spazio esterno esistente cha ha così assunto il carattere peculiare di un patio, a cui la nuova presenza architettonica fa da contraltare mediante un garbato inserimento nel frammento di intorno ancora naturale. La ridotta altezza fuori terra di questo volume e l’inclinazione della sua falda di copertura hanno preservato le vedute su un affioramento granitico preesistente, la principale singolarità paesaggistica del sito.
Lame di muratura che proseguono la linea inclinata dei tetti, muretti e panche in pietra assolvono il compito di modulare l’altezza della costruzione, prolungandone le direttrici verso il suolo via via che il terreno si eleva naturalmente verso il confine con la strada. L’edificio non intende dissolversi nel suolo quanto annunciarsi come un insieme di incisioni che emergono dalla terra o vi ritornano.
Tutte le coperture sono state oggetto di una ricorritura: sono state demolite le orditure in legno che sostenevano gli sporti di gronda e proseguita la posa dei paramenti in pietra fino al limite dei coppi, recuperati e sigillati con malta, rinviando a una ben nota e tradizionale tecnica costruttiva gallurese. L’esito di questo intervento ha conferito alla villa un aspetto austero.
Le murature perimetrali delle nuove costruzioni, a doppia cassa con interposto isolamento termico in lana minerale, sono state rivestite con conci di granito giallo San Giacomo di notevole spessore e la cui inerzia termica contribuirà al comfort degli interni.
Tutte le superfici in muratura di laterizio sono state rasate con un intonaco lavato a base di calce, la cui granulometria e i cui inerti sono stati selezionati per armonizzarsi con la consistenza dei paramenti in granito bocciardato.
I pavimenti esterni, in lastre di granito poste a palladiana, sono stati posati anche negli ambiti interni che hanno una funzione di ingresso e di soglia.









Dalla strada la casa è discosta e appartata: è difficile vederla in un solo sguardo, appare e scompare tra gli alberi e gli arbusti tanto che la sola vista da un drone può oltraggiarne l’introspezione. Alla deliberata astrazione dei volumi in granito, con le loro geometrie risolute e allo stesso tempo elementari, fa da contraltare un interno che riflette il paesaggio senza tuttavia fornire di esso una lettura mimetica, cedere a un immaginario arcaismo o ancora indulgere alle eccentricità del pittoresco.
La ricerca di una intonazione sommessa ha orientato il progetto che, pur senza rinunciare a materiali pregiati, ha inteso esprimere un controcanto rispetto ai modi e alle forme proprie dell’esibizione di uno status.
Rispetto alla fluidità sinuosa e allo zoomorfismo delle case di fantasia incontrate lungo la Costa Smeralda, si è qui deciso di percorrere un diverso sentiero, che ha fatto della concisione e di una ricerca di una coerenza di derivazione grafica - architettura e grafica sono i linguaggi praticati dallo studio fin dalla sua fondazione -, così come di una asciutta e meditativa musicalità, i propri più fedeli riferimenti.






Negli interni ricorrono ovunque segni e dettagli, materiali e colori appartenenti ad un codice comune, dalle laccature agli impiallacci, dai telai in legno massello alle maniglie. I verdi, i gialli, i bianchi caldi e le tinte sabbiose danno vita a una punteggiatura di presenze cromatiche che echeggiano i colori della macchia mediterranea e degli ambienti ruderali. Fatta eccezione per il colore del mare, perché la Sardegna, quella a lungo visitata prima e durante il cantiere, è innanzitutto un paesaggio selvatico di ginepri e silenzio.
All’intradosso dell’assito e dell’orditura interna del tetto, alle armadiature fisse e ai battiscopa, verniciati con uno smalto che ha lo stesso colore della malta impiegata per la rasatura delle pareti, fanno eccezione i contenitori del soggiorno, tutti diversi: ora in rovere, ora in mogano, ora laccati con uno smalto opaco color senape, ora nero. La loro singolarità dà corpo a silenziosi quanto reciproci rimandi.









Il nuovo camino, percepito dall’esterno, oltre ad offrire un bilanciamento compositivo rispetto all’andamento disteso della villa e alla massa del volume al piano primo, il camino assolve il ruolo di cerniera: ne sono state aumentate le dimensioni esterne mentre all’interno ha assunto un carattere contraddistinto da una ricercata semplicità. Una modesta bocca rivestita di pietra nera e piastrelle gialle è stata posta al centro di una parete disadorna. Accanto, in continuità con le sue geometrie, un contenitore si trasforma in occasionale appoggio per sedersi nel vano di una finestra fissa.






Contrariamente al luogo comune che vorrebbe grandi spazi per la vita collettiva ed enfatiche quanto ordinarie trasparenze, la villa è stata concepita come una articolazione di piccole stanze, di passaggi con armadiature, di disimpegni e corridoi, di sopraluce e finestre interne.
La qualità che più di altre si è voluta indagare è quella dell’intimità di una dimora concepita per essere abitata anche nei mesi invernali. A ciascuno il proprio quartiere, la propria indipendenza, il proprio riserbo, deputando gli esterni, il patio, la veranda e il giardino a una socialità più espansa nel corso dei mesi estivi.
Il controllo della luce naturale è stato risolto con due dispositivi distinti: ante a battente in legno per le aperture più piccole e oscuranti avvolgibili sempre in legno per quelle più grandi. I riscontri d’aria offerti dalle finestre poste a un capo e all’altro delle stanze e la presenza di aperture zenitali negli accessi agli ambienti seminterrati favoriscono la ventilazione delle stanze oltre che la modulazione della luce e della penombra.






Localizzazione
Sardegna nord-orientale
Committente
Privato
Superficie del lotto
2.507,70 mq
Superficie coperta
414,20 mq
Nuova costruzione
209,10 mq
Ristrutturazione
205,10 mq
Nuova autorimessa
40,00 mq
Patii, verande, superfici esterne
464,80 mq
Cronologia progetto
2024-2026
Costruzione
2025-2026
Progetto architettonico e direzione lavori
Davide Pagliarini
Responsabile di cantiere
Antonio Addis
Progettazione urbanistica
Andrea Toro
Strutture
Erolando Barcella
Progettazione impianti meccanici
Erolando Barcella
Giorgio Locatelli
Progettazione impianti elettrici
Luca Giacalone
Impresa edile
AS Edilizia Artigiana
Impianti meccanici
MA Impianti
Impianti elettrici
Inzaina
Impianti speciali
Bertuletti 3.0
GeSi Gestione Sicurezza
Serramenti in legno
Eurofinestra
Rivestimenti
Mutina
Pavimenti in legno
Ispa
Paganoni Legnami
Arredi su disegno
Laboratorio Artigianale Fratelli Gotti
Carpenteria in legno
Cosmo Service
Apparecchi idrosanitari
Pressiani
Arredamenti
Molteni &C
Light design
ViaLuce
Fotografie fine lavori
Davide Pagliarini